Documenti | Chi abusa dell’abuso

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L’abuso d’ufficio è considerato un reato vago, generico, impalpabile. Si aprono migliaia di inchieste e le condanne sono rarissime. Citare i numeri è importante ma fermarsi ai numeri è riduttivo.
Occorre fare un passo avanti e toccare con mano le inchieste ed i processi, capire come nascono, quanto durano, cosa accade a chi viene indagato, quali sofferenze determinano, perché finiscono nel nulla.

Ho pensato di trovare qualche risposta consultando la stampa locale, perché le accuse di abuso d’ufficio colpiscono soprattutto chi amministra i piccoli comuni.
E si è aperto un mondo, di indagini, avvisi di garanzia, perquisizioni, rinvii a giudizio, processi e, soprattutto, assoluzioni e proscioglimenti a distanza di anni.

Nel frattempo ci sono state dimissioni, sospensioni, campagne elettorali fondate sugli atti giudiziari.
Ed una grande responsabilità è della politica: usa la giustizia contro l’avversario di turno.

Anche tanti sedicenti garantisti, quando siedono in Consiglio comunale – e si trovano all’opposizione – usano l’esposto in Procura anziché l’interrogazione. Così facendo sperano che un PM invii un avviso di garanzia al Sindaco, del quale sono pronti a reclamare le dimissioni.

Se poi capita che arrivi una condanna in primo grado (quelle definitive sono rarissime) scatta la sospensione dalla carica. In tanti si sono quindi dimessi, salvo poi essere assolti in Appello o in Cassazione. Tanti sono già assolti in primo grado o prosciolti in udienza preliminare o archiviati.

Peccato che molti di essi siano ormai ex sindaci, perché per il fango si sono dimessi o non si sono ripresentati, o hanno perso le elezioni sulla spinta dell’indagine.
Questa raccolta di oltre 150 casi tratti dalla stampa locale – solo una piccola parte di quelli che ho individuato – rappresenta plasticamente ciò di cui stiamo parlando: un reato applicabile alle più svariate situazioni, un’accusa che non si nega a nessuno, anni che passano stancamente, assoluzioni che arrivano quando la notizia dell’indagine è la vera sentenza.

Enrico Costa