Di: Innocenti e giustizia

Bande, luci, porte che sbattono. Ogni incidente si trasforma in anni di calvario giudiziario

Bande, luci, porte che sbattono. Ogni incidente si trasforma in anni di calvario giudiziario

Sono migliaia gli amministratori accusati, giudicati e assolti per vicende su cui non hanno alcuna responsabilità. Le storie

Tratto dail messaggero logo 600x119 1dell’8 luglio 2021

 

«Se dopo la domenica arriva il lunedì la colpa di chi è? È di Decaro». Lo slogan coniato nel 2019 per la fortunata campagna elettorale del sindaco pd di Bari, l’ingegner Antonio Decaro, in realtà fotografa un problema ben più ampio: oggi i sindaci
italiani vengono bersagliati da una abnorme quantità di provvedimenti giudiziari per le ragioni più strampalate.

La solita esagerazione giornalistica? A giudicare dai numeri non si direbbe: l’Istat ha fotografato 6.142 archiviazioni su 7.300 provvedimenti sui sindaci arrivati al livello di Gip e Gup (quindi dopo aver superato il livello delle indagini delle Procure).
Quello che sta accadendo è chiaro: alcune norme, come ad esempio la definizione del reato di abuso d’ufficio e gli articoli 50, 54 e 107 del Tuel (Testo Unico degli enti locali) sui compiti dei sindaci, sono talmente generici che possono comprendere tutto e il suo contrario.

I risultati come vedremo talvolta sono bizzarri e talvolta meno, fatto sta che la stragrande maggioranza dei sindaci italiani – che tra l’altro sono pagati malissimo rispetto alla mole di lavoro che si riversa sulle loro spalle – vengono regolarmente coinvolti in indagini giudiziarie e talvolta in condanne per eventi che non dipendono in alcun modo o in modo assai relativo dal loro ufficio.

Casistica infinita

Il caso recente più noto è quello di Stefania Bonaldi, sindaco di Crema, un grosso centro lombardo, che a giugno ha ricevuto un avviso di garanzia perché un bimbo si è schiacciato un dito all’asilo. Quale possa essere la responsabilità della prima cittadina di Crema in un caso del genere non è chiaro. Fatto sta che la sindaca proprio l’altro giorno ha passato un’intera mattina in Procura dove alla presenza dei suoi avvocati è stata regolarmente interrogata.

Ma una casistica del genere è ormai infinita. Nel 2010 durante un concerto organizzato dalla Pro Loco di Morazzone, un comune della provincia di Varese, un faretto è caduto in testa a una cantante.
Risultato? Fra gli indagati per lesioni personali c’era anche Matteo Bianchi, il sindaco che quella sera manco era presente all’iniziativa. È stato assolto solo 7 anni dopo perché «ll fatto non sussiste».

Il 7 maggio il sindaco di Parma Federico Pizzarotti è stato indagato per truffa ai danni dello Stato e falso ideologico. La notizia era stata resa nota dallo stesso primo cittadino attraverso Facebook: «Vengo accusato di aver truffato lo Stato perché per le rappresentazioni delle opere liriche “I Masnadieri” e “Rigoletto” al Teatro di Busseto dovevano essere, cito testualmente, “impiegati 45 professori d’orchestra”, circostanza che per l’accusa non è corrispondente al vero. Ecco questo è quello che farebbe di un sindaco un falsario e truffatore», lo sfogo.

L’allora sindaco di Matera, Raffaello de Ruggeri, fu accusato di omicidio colposo per la mancata manutenzione di un tratto stradale della città il cui dissesto ha causato un incidente mortale nel novembre del 2018. È stato prosciolto dall’accusa «perché il fatto non sussiste» solo nel maggio di quest’anno.

E ancora, Marco Toni, sindaco di San Giuliano Milanese, fu accusato di corruzione e frode fiscale dopo che il 25 maggio del 2009 era stata sottoscritta, sotto la sua amministrazione, la convenzione urbanistica per l’edificazione di un centro commerciale nella frazione Zivido, con supermercato e cinema multisala.
Dal 2012 al 2015, quando non aveva più incarichi nella politica comunale, era stato poi assunto dalla proprietà del centro commerciale come direttore per uno stipendio di oltre 67mila euro annui. Prosciolto perche «Il fatto non costituisce reato» l’8 giugno 2021.

Paolo Perrone, sindaco di Lecce, fu accusato di omicidio colposo per la morte dell’avvocato Carlo De Pace avvenuta in un sottopassaggio, il 21 giugno 2009. Secondo l’ipotesi accusatoria il sindaco e un dirigente comunale non avrebbero garantito le condizioni di sicurezza della viabilità nella città di Lecce.
L’intasamento di una parte della fognatura, in un giorno di piogge intense, avrebbe poi determinato l’allagamento del sottopasso, nel quale restò incastrata l’auto dell’avvocato Carlo De Pace, 81 anni di Lecce, che morì annegato. I giudici della Corte di Appello lo hanno assolto «per non aver commesso il fatto» nel novembre del 2016.

E infine il record di provvedimenti giudiziari anomali forse va al sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, che dichiara subito 45 processi dai quali è sempre stato assolto.

D.Pir.

 

 

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Tag:, , , , Ultima modifica: 8 Luglio 2021