Le ingiuste detenzioni fotografano alcuni guai dell'Antimafia

Di: Innocenti e giustizia

Le ingiuste detenzioni fotografano alcuni guai dell’Antimafia

Dal 1991 al 2020 circa 30 mila persone in Italia sono state indennizzate dallo Stato dopo essere state vittime di ingiusta detenzione o errore giudiziario, per una spesa complessiva di oltre 870 milioni di euro (una media di 29 milioni l’anno).

Tratto da
il foglio logodel 9 aprile 2021

Nel 2020, nonostante l’attività giudiziaria sia stata rallentata dalla pandemia, lo Stato italiano ha dovuto indennizzare 766 persone, per una spesa di 46 milioni di euro. A fornire i dati aggiornati sulle vittime di ingiusta detenzione (cioè coloro che subiscono una custodia cautelare in carcere o agli arresti domiciliari, salvo poi essere assolti) e di errori giudiziari (cioè coloro che, dopo essere stati condannati con sentenza definitiva, vengono assolti in seguito a un processo di revisione) è l’associazione “Errori giudiziari”, che da decenni approfondisce il fenomeno degli innocenti in manette nel nostro Paese (alcuni dati sono stati anticipati ieri da Repubblica).

I distretti giudiziari con il maggior numero di casi di innocenti risarciti nel 2020 sono Napoli (con 101 casi), Reggio Calabria (99 casi) e Roma (77 casi). Il record di spesa per indennizzi nel 2020 è invece detenuto dai distretti di Reggio Calabria (con una spesa di circa otto milioni di euro), Catanzaro (quattro milioni e mezzo di euro) e Palermo (quattro milioni e quattrocentomila euro). È sulla base di questi numeri impietosi che Enrico Costa, deputato e responsabile giustizia di Azione, ha presentato una proposta di legge per sottoporre a procedimento disciplinare i magistrati responsabili di aver messo in carcere degli innocenti.

I numeri, per quanto già di per sé drammatici, non riescono a fotografare a pieno il fenomeno degli innocenti in manette nel nostro Paese. Sono decine, se non centinaia, ogni anno i casi di persone ingiustamente detenute che rinunciano a presentare domanda di indennizzo perché non possono permettersi di affrontare ulteriori spese legali, o perché scoraggiate dalle misere somme previste dalla legge in caso di accoglimento della domanda di risarcimento (235,82 euro per ogni giorno di carcere e 117,50 euro per ogni giorno di arresti domiciliari). Insomma, il problema dei cittadini incarcerati ingiustamente, purtroppo, è più grave di quel che sembra e di quanto i numeri sugli indennizzi riescano a raccontare.

Un dato, comunque, salta all’occhio: i distretti giudiziari con i più alti importi in risarcimenti per ingiusta detenzione nel 2020 sono Reggio Calabria, Catanzaro e Palermo, cioè alcune tra le città più esposte nella lotta alla criminalità organizzata. Segno evidente che c’è qualcosa che non va nel modo con cui la magistratura agisce contro le illegalità di tipo mafioso. Troppi cittadini innocenti finiscono coinvolti in inchieste antimafia e incarcerati ingiustamente. I numeri dovrebbero indurre la politica e la magistratura a riflettere sulle cause di questo fenomeno (un uso troppo disinvolto della carcerazione preventiva da parte dei pm?), eppure l’argomento sembra un tabù.

Un caso su tutti sembra confermarlo. Come sottolineato da Costa, su base pluriennale Catanzaro è il primo distretto italiano per entità di indennizzi per ingiusta detenzione: soltanto negli ultimi nove anni lo Stato ha versato quasi 51 milioni di euro. Dal 2016, da quando la guida della procura di Catanzaro è stata affidata a Nicola Gratteri, la situazione non sembra essere cambiata molto. Su queste pagine abbiamo dato notizia, ad esempio, delle decine di misure cautelari annullate nell’ambito della maxi inchiesta contro la ‘ndrangheta “Rinascita Scott”, lanciata nel dicembre 2019 dalla procura guidata da Gratteri con oltre trecento arresti in tutta Italia.

Nel gennaio 2019, l’allora procuratore generale di Catanzaro Otello Lupacchini lanciò con coraggio un allarme durante la cerimonia di apertura dell’anno giudiziario sui troppi casi di ingiusta detenzione registrati nel distretto giudiziario di Catanzaro. Il richiamo rimase inascoltato. Poi Lupacchini si permise di criticare Gratteri per i modi di conduzione dell’inchiesta “Rinascita Scott”: il Csm lo punì trasferendolo a Torino e declassandolo.

Ennes Antonucci

 

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Tag:, , , Ultima modifica: 6 Giugno 2021